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La Comunicazione

 

Quali sono i principi generali per garantire una corretta comunicazione con l'ammalato?

Prima di entrare nello specifico, é utile descrivere alcuni principi generali di cui tenere conto indipendentemente dallo stadio della MA e dal tipo d'interazione tra malato ed interlocutore:

Sottolineiamo che l'ammalato di Alzheimer é anche una persona, spesso anziana, con problemi sensoriali (ad es., cataratta, ipoacusia, protesi dentaria o adentulia), di frequente aggravati da complicazioni intercorrenti (ad es., congiuntivite, infezione - spesso micotica - dell'orecchio esterno, gengivite in seguito al cosiddetto "effetto caramella") che peggiorano ulteriormente le già esistenti difficoltà d'interazione con l'interlocutore. Bisogna quindi controllare regolarmente l'uso corretto e il funzionamento di eventuali protesi. In caso di dubbio non esitare a consultare l'oculista, l'otorinolaringoiatra o l'odontoiatra.

Prima di iniziare un dialogo qualsiasi con l'ammalato vi sono alcune regole da rispettare che garantiscono l'instaurarsi di un contatto ideale con il malato:

•  Solitamente, il malato ha un campo visivo (attentivo) molto ristretto con difficoltà a guidare gli occhi sulla mira ed a mantenervela; quindi é necessario scegliere sempre come luogo di comunicazione un ambiente ben illuminato (mai penombra), di segnalare il vostro arrivo attraverso un altro canale sensoriale (ad es., dicendo il vostro nome, parlando, facendo rumore, toccando le mani o le spalle per evitare di fare sobbalzare il malato, ecc.), di muoversi adagio e al tempo stesso non troppo e di mettersi di fronte a lui preferibilmente all'altezza dei suoi occhi (per favorire il più possibile il contatto visivo) e ad una distanza non superiore a 150 cm (ciò per favorire anche la lettura delle labbra e l'identificazione della mimica facciale); tutto ciò contribuirà a creare un senso di intimità tra il malato e l'interlocutore;

•  Comunemente, l'ammalato presenta un'ipersensibilità acustica associata ad una difettosa capacità di identificare la sorgente dei suoni e di riconoscerli (agnosia uditiva) in seguito alla quale sopporta difficilmente rumori di sottofondo (sia quelli continui: radio, T.V., conversazioni di altre persone, ecc.) che improvvisi (specie elettronici quali il campanello, il telefono); é d'obbligo quindi scegliere un ambiente tranquillo, privo di rumori concomitanti allo scopo di evitare confusione, ansia o irritazione da parte del malato facilitando così la sua concentrazione;

•  Di regola, il malato ha, fin dall'inizio, grosse difficoltà nello svolgere due attività in contemporanea, anche quelle più semplici e automatizzate, per problemi di distribuzione di risorse attentive; quindi é molto importante che il malato possa dedicarsi esclusivamente all'atto di comunicare senza avere da svolgere altri compiti compresi quelli di routine quali mangiare, lavarsi o vestirsi, sufficienti ad inficiare il regolare svolgimento di una conversazione. Ciò vale anche per l'interlocutore, se svolge altre attività mentre parla con il malato o l'ascolta finirà sicuramente per distrarlo e togliergli la concentrazione;

•  Di frequente, il malato sente il forte bisogno di stare in silenzio rifiutando di entrare in contatto con chiunque. Bisogna rispettare quei momenti per non rischiare che egli viva che il contatto in modo stressante e spiacevole, il che allungherà i tempi per riuscire a riallacciare un buon contatto. Anche l'inverso é vero; un interlocutore che é arrabbiato o impaziente non dovrebbe iniziare alcuna forma di interazione con il malato, quindi é preferibile allontanarsi e ritornare vicino a lui quando sono ritornati il buon umore e la pazienza.

E' assolutamente sconsigliato parlare del malato con altre persone in sua presenza convinti che questi non capisca. Difatti, esiste sempre la probabilità che egli possa cogliere dal tono della voce o dalla mimica l'idea principale o qualche determinata parola del discorso di altri, che potrebbe ferirlo e ne sentirebbe sicuramente l'umiliazione.

Infine, si raccomanda di "comunicare con il cuore" . Questa espressione ha in realtà più significati.
Il primo riguarda l'empatia, cioé l'interlocutore dovrebbe sempre cercare di immedesimarsi nel vissuto del malato e dimostragli della sollecitudine al fine di creare contatti emotivi significativi e capire meglio comportamenti, sentimenti ed emozioni del malato.
Un secondo significato riferisce al ruolo della comunicazione non verbale. L'espressione del viso (anche se il malato non riconosce il volto, ne coglie sempre il sorriso), lo sguardo, l'intonazione della voce (mai troppo alta), il linguaggio corporeo (il modo di muoversi e di comportarsi), il contatto fisico (prendergli la mano, appoggiare mano o braccia sulle sue spalle o stringerlo tra le braccia, se ovviamente é consenziente) contribuiscono di più a trasmettere all'ammalato lo stato d'animo e i sentimenti dell'interlocutore che le parole stesse poiché il malato, man mano che perde la capacità di decodificare le parole, si aggrappa sempre di più al linguaggio gestuale. Per questo motivo, l'interlocutore deve essere consapevole del proprio linguaggio corporeo e apparire sempre coerente, cioé le sue parole non devono mai essere in contrasto con il suo atteggiamento.
Il terzo significato sta a indicare l'assoluto bisogno di eliminare il paragone tra la persona affetta dalla MA e un bambino.

Il malato rimane sempre una persona adulta con un proprio passato,

pertanto indirizzarsi a lui come fosse un bambino lo può solo umiliare e scatenare reazioni aggressive o altri comportamenti disfunzionali.