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La Comunicazione

"Come si chiama?" "Auguste"
"Cognome?" "Auguste"
"Come si chiama suo marito?" "Ah, mio marito?"
"E' sposata?" "Con Auguste"
"Signora D.? "Sì, sì, Auguste D."

 

Era il colloquio difficoltoso che ebbe lo psichiatra tedesco Alois Alzheimer (1864-1915) il 26 novembre 1901 con la paziente Auguste D., durante il suo ricovero all'Ospedale Psichiatrico Universitario di Francoforte e riportato nella sua cartella clinica. Conosciamo bene la storia di Auguste D, poiché fu il primo caso documentato di una malattia che più avanti si sarebbe chiamata di Alzheimer, ma solo di recente è stata ritrovata la sua cartella, scomparsa dal 1909, e pubblicata per esteso in una rivista medica prestigiosa. Il commento finale che scrisse Alois Alzheimer nella cartella è emblematico:
"Alla fine, non era più possibile alcuna forma di
conversazione con la malata".

Che cosa è la comunicazione?
Con il termine comunicazione s'intende lo scambio di informazioni tra persone. Essa costituisce l'essenza di ogni esperienza umana poichè consente la trasmissione di conoscenze di generazione in generazione, e quindi, rappresenta il veicolo di tutte le culture umane. L'uomo trasmette informazioni, idee e sentimenti agli altri non solo attraverso il linguaggio (comunicazione verbale) ma anche attraverso il corpo (comunicazione non verbale).

Tutti i malati di Alzheimer presentano prima o poi disturbi della comunicazione?
Sì, la Malattia di Alzheimer (MA) è associata così frequentemente ai disturbi della comunicazione che oramai questi costituiscono uno dei criteri diagnostici (DSM-IV). Il graduale peggioramento nell'abilità di farsi capire o di capire gli altri si rivela una delle conseguenze della MA tra le più disastrose e disarmanti da affrontare sia per il malato sia per i familiari o caregiver.
Bisogna, quindi, attrezzarsi già dai primi stadi della MA con una serie di mezzi e tecniche di facile applicabilità che tentino di migliorare o mantenere efficace o viva più a lungo possibile la reciproca comunicazione. Non dimentichiamo che "prendersi cura" di una persona affetta da MA lungo il suo cammino di progressivo deterioramento significa innanzi tutto ascoltarla e capirne i bisogni. Ora, un uso corretto di questi suggerimenti implica una conoscenza di base non solo dei costrutti della comunicazione normale ma anche delle sue alterazioni che si osservano nel decorso della MA.
Cosa si intende per comunicazione verbale?
Il linguaggio, tipicamente della specie umana, è una forma di comunicazione molto flessibile, di natura astratta e simbolica che permette di esprimere in parole dette o scritte (versante espressivo) e di comprendere attraverso parole udite o lette (versante recettivo) sensazioni, idee e situazioni psichiche relative non solo al momento e alle cose presenti, ma anche a cose collocate nel tempo passato o futuro e nello spazio oppure soltanto ipotetiche.
Cosa si intende per comunicazione non verbale?
La comunicazione non verbale, più limitata ma non meno importante, è quella che si realizza tramite posture del corpo, gesti, mimica del volto, tono della voce (prosodia). Sono segnali non verbali che nascono, mantenendo invariate le loro caratteristiche fisiche, da atti comportamentali come la fuga e la lotta. A differenza dei simboli linguistici, i segnali non verbali hanno il carattere della gradualità. Si possono esprimere gradi diversi di qualsiasi sentimento (ad es., sorpresa, rabbia, tristezza, ecc.) semplicemente generando il segnale con maggiore o minor intensità. Ad esempio, dicendo "Ho male", l'enfasi della mimica e dell'intonazione specificano la gradazione di dolore e sono l'aggiunto di natura non verbale. Difatti, per meglio precisare il nostro pensiero mescoliamo di continuo le modalità di comunicazione verbale e non verbale e questo è anche uno dei motivi per cui il linguaggio orale è più diretto di quello scritto
La comunicazione è un'abilità cognitiva?
Sì, perchè produrre e comprendere costrutti linguistici e segnali non verbali è un'abilità fondamentale della mente umana. Inoltre essa s'intreccia con le altre abilità cognitive dell'uomo poichè le parole e i segnali non verbali propri della cultura a cui apparteniamo sono in grado di influenzare il nostro modo di percepire, di ricordare e di pensare. Quindi, la comunicazione in quanto tale non può sfuggire insieme alle altre funzioni mentali (ad es. apprendimento e memoria, giudizio critico e ragionamento, orientamento) agli effetti distruttivi della MA

Come cambia la comunicazione nel decorso della malattia di Alzhemer?

Quali sono i principi generali per garantire una corretta comunicazione con l'ammalato?